Makers against Covid-19

Il contributo di OpenDot durante la pandemia

Customer:
-
Year:
2020
Expertise:
Manifattura innovativa, Salute e cura
Credits:
Opendot

L’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo nel 2020 ha trovato rapida risposta da parte della comunità maker. OpenDot ha potuto contribuire attivamente fin da subito grazie all’esperienza accumulata negli anni e alla capacità di co-progettare e validare le soluzioni con i medici sul campo, perché ogni ospedale ha le sue strumentazioni e le sue terapie, e non esistono soluzioni universali, ma specifiche per ogni bisogno.

Sin dalla sua fondazione, uno dei principali ambiti di ricerca e sperimentazione di OpenDot è stato l’healthcare. Dal 2015 sperimentiamo quanto la progettazione e la tecnologia siano in grado di innovare il mondo della salute e della cura attraverso la creazione di ausili su misura, lo sviluppo di software, e la formazione reciproca con medici e terapisti. Come? Applicando il co-design, ovvero la progettazione partecipativa che coinvolge persone con competenze diverse attorno allo stesso tavolo: maker, terapisti, designer, care-giver e care-receiver.

La sezione Covid-19 su Careables.org

La situazione emergenziale ha dato la spinta affinchè realtà sul territorio cominciassero a raccogliere adesioni da parte della community. Sono nate così piattaforme di condivisione come Make in Italy - a cui OpenDot ha partecipato come facilitatore delle attività di community e networking - in cui realtà diverse si sono unite per affrontare insieme la pandemia e condividere soluzioni.
Abbracciando la filosofia della condivisione e dell’open source, anche la piattaforma Careables.org, creata da OpenDot in collaborazione con altri sette partner Europei (tra dipartimenti universitari, studi di progettazione e fondazioni) ha raccolto soluzioni e ausili, ma anche storie e informazioni utili per fronteggiare la diffusione del Covid-19. E’ stato così valorizzato, in una sezione ad hoc della piattaforma on-line, il contributo di tutta la comunità maker, documentando i progetti, fornendo supporto a chi volesse replicarli o implementarli e sensibilizzando su un uso responsabile dei prodotti DIY.

La produzione di ausili

Parallelamente OpenDot ha supportato vari ospedali, grazia alla stampa 3D: abbiamo fornito all’Ospedale di Desio face shields per la terapia intensiva, e all’Ospedale di Melegnano (Milano Sud) una versione rivisitata della valvola Charlotte della maschera di Decathlon, un progetto open source sviluppato dal team di designer di Isinnova, che ne ottimizza il design per ridurre i tempi di stampa e mettere in pratica un piccolo “hacking” per poter velocizzare la produzione in serie.

Altro esempio significativo del potere dell’open source e della fabbricazione digitale distribuita è stata la produzione di Intubation Box: un progetto nato a Taiwan e testato al MIT di Boston, che in OpenDot abbiamo riprogettato per il taglio laser, e consegnato ai reparti di terapia intensiva per fare test negli Ospedali di Desio e Melegnano. Produrre e distribuire localmente e in modo diffuso infatti (uno dei concetti alla base della Fab City) permette di ridurre le spedizioni e accorciare i tempi evitando liste d’attesa.

Siamo inoltre stati coinvolti nello sviluppo di diversi design per mascherine stampabili in 3D con l’azienda varesina Elmec - Thinking Additive (guidata da Marco Cavallaro), e GV Filtri. Sono soluzioni confortevoli, riutilizzabili e sterilizzabili, e consentono una drastica riduzione del rischio di rimanere senza mascherine. Una prima versione della maschera prodotta è già in uso all’Ospedale Niguarda di Milano.

Ovviamente, la produzione di oggetti di questo genere non vuole sostituirsi alla produzione industriale certificata, ma il contributo dei maker in momento di emergenza consiste proprio nel velocizzare i processi, co-creare, modificare, produrre o replicare, fino ad arrivare al raggiungimento della soluzione più efficace nel minor tempo possibile.

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